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Un delicato ripieno di crostacei stemperati in latte di mandorle e zucchero per questa torta delicata e raffinata, adatta ai banchetti più sofisticati, creata da Cristoforo di Messisbugo per la corte estense nella prima metà del Cinquecento.

Togli quaranta code de gambari cotti allessi, e pistale nel mortaio con una brancatella tra spinagi, prasomeli* e menta, libra meza de cibibo** damaschino. E quando seran ben piste queste cose, le distempererai col latte fatto di due libre di mandole ambrosine*** e la passerai per lo setazzo, giungendoli oncie**** tre di farina d’amido, e le porrai in un vaso con oncie otto di zuccaro et oncia una di cannella e un quarto di gengevro***** e ogni cosa incorporarai bene insieme, poi farai le tue sfoglie, le empirai e preparerai la tua torta cuocendola, e dandogli il zuccaro, come fai per le altre“.

*          “prasomeli“: prezzemolo

**        “cibibo“: zibibbo

***      “mandole ambrosine“: mandorle dolci

****    “oncie“…”libre“: misure corrispondenti a circa 30 (once) e 300 grammi (libbre)

*****  “gengevro“: zenzero