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Il celebre cuoco estense Cristoforo da Messisbugo ci offre una ricetta molto settembrina e molto moderna di frittelle a base di mele e fichi. Doveva trattarsi di una preparazione gustosa, ma dolcissima, perché oltre alla frutta prevedeva la ricopertura delle frittelle con miele e zucchero. Il colore già dorato dei dolci veniva acceso dall’aggiunta di zafferano, abitudine diffusa nei banchetti signorili, che richiedevano cibi che ben si adattassero alla luccicante esibizione di oro e di ricchezza del vasellame e degli apparati spettacolari. L’attributo “magro” dato da cuoco Cristoforo alle frittelle non derivava certo dalla loro leggerezza, ma dal fatto che tutti gli ingredienti si prestassero ad essere utilizzati nei periodi di magro.

A far fritele magre di pome e fichi per piatti sei, piglia pome monde tagliate minute, numero dieci, e libra* una di fichi tagliati minuti, e poi piglia una scutella** e meza di farina bianca, e oncie due d’olio buono, e oncie tre d’uva passa, e un bicchiero de vin bianco dolce, e un poco di zafarano, e incorpora bene ogni cosa insieme, giungendoli tanta acqua che detta compositione venga come una colla, e incorporarai bene ogni cosa insieme, e poi haverai la padella con olio caldo, e con la gucchiara*** li anderai ponendo le tue fritelle ad una ad una dentro, e fritte, e per imbandirsi li porrai sopra oncie sei di miele purgato, e oncie quattro di zuccaro sopra il miele, e seranno fatte“.

*    “libra“…”oncie“: libbra, misura equivalente a circa 300 grammi, mentre l’oncia era un decimo, circa 30 grammi

**  “scutella“: scodella

***”gucchiara“: cucchiaio