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Con un’altra lettera al marchese di Mantova Francesco II Gonzaga, il suo consigliere-informatore Floriano Dolfo, che abbiamo visto nel post precedente inviargli olive in salamoia e finocchi, nel 1497, con l’intento di confortarlo per la morte inattesa e prematura della cognata Beatrice d’Este, sposata al potente duca di Milano Ludovico il Moro, invia un vaso di “sciroppo”, ossia di una medicina idonea a scacciare gli umori melanconici: il buon vino bianco dei “monticelli bolognesi”. Il tono del Dolfo è chiaramente ironico, come grottesco è il suo consiglio di tracannar vino come se fosse acqua termale (acqua dei bagni della Porretta) e fino a riempirsene lo stomaco, per quanto finga di rifarsi alle ragioni, all’autorità e all’esempio dei medici…

“Illustrissimo et Excellentissimo Signore, venuto a far reverentia et condolentia a Vostra Signoria per la occorsa morte di vostra cognata, sapendo como per rasone, autoritate et exempio quanta sia la virtute del bono vino efficace a scazare dal pecto humano ogni melanconico et greve pensiero… mando uno vasello de siropo ovvero medicina idonea a guarire tale intrinseca malatia; che è vino bianco dolce et bono, non già a Ferrara o Ravenna nato, ma ne li nostri monticelli bolognesi. La quale medicina desiderando Vostra Signoria li facia buona operatione, bisogna ne beva in gran quantitate in uno tracto, come si fusse acqua di bagno de la Porretta, sì che sempre il vino avanci et aneghi il pasto nel stomaco… Firmato Cliens Florianus Dulphus de Gonzaga, Bologna, die XII Januarii 1497.

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