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La leggenda vuole che le “cartellate”, tipico dolce natalizio pugliese fatto con nastri di pasta ottenuta con farina, olio e vino bianco, impregnate di vincotto tiepido o di miele e poi ricoperte di cannella, zucchero a velo oppure mandorle, abbiano un’origine che si perde nella notte dei tempi, comparendo addirittura in una pittura rupestre barese del VI secolo a.C sotto forma di dolci molto simili (“lanxsatura”), probabilmente di origine greca, offerti a Demetra durante i misteri Eleusini. Anche il termine “cartellate” deriverebbe dal greco, e precisamente da  κάρταλλος (kartallos), ossia “cesto o paniere a forma puntuta”. Alcuni dicono che la forma delle cartellate sia un’allegoria dell’aureola di Gesù Bambino, altri delle fasce in cui venne avvolto dopo essere nato.

Nelle liste delle vivande servite nei banchetti rinascimentali comparivano come “nuvole”, ossia “cialde”: queste potevano essere più o meno sottili e assumere varie forme, distese o, come, appunto le cartellate, accartocciate o arrotolate. Con il nome di “nevole” sono nei resoconti del banchetto nuziale di Bona Sforza, figlia di Isabella d’Aragona, duchessa di Bari, andata sposa nel 1517 a Sigismondo Re di Polonia: comparvero alla ventottesima portata dal sontuosissimo banchetto, associate all’ippocrasso, un vino dolce speziato. Si trovano anche nell’”Ordine di nozze per Costanzo Sforza e Camilla d’Aragona”, altro banchetto nuziale memorabile che si tenne il 27 maggio 1475 a Pesaro, e nel convito offerto a Roma nel 1492 dal cardinale Ascanio Sforza a Ferrandino, Principe di Capua ed erede del trono di Napoli, che si chiuse con “nevole” e ippocrasso “in abundantia”.

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