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I dolci delle feste che per tradizione uscivano dalla cucina delle dimore povere nel Medio Evo erano poco più che pani. All’epoca, già solo la farina di frumento era un ingrediente di pregio, visto che per il pane abitualmente si usavano misture di granaglie, tanto che la maggior parte dei fornai aveva il permesso di panificare con il solo grano unicamente a Natale.

Con il passare del tempo, però, questi pani vennero arricchiti con quanto di meglio si potesse reperire, in onore delle feste della Natività, a partire dalla frutta candita o “confettata”, dall’uva passa e dalla frutta secca, in particolare mandorle, noci, pinoli. Dal primo Medio Evo, e poi ancora di più nel Trecento, furono le spezie a impreziosire e a insaporire questi dolci, quindi si mescolarono alla farina e agli altri ingredienti pepe, zenzero, anice, cannella, chiodi di garofano: ecco nascere il panforte senese, ma anche il panpepato, il pan d’oro, il Nadalin, il panettone, la spongata, e molti altri.

Quanto alle forme, se i dolci pasquali erano soliti espandersi in larghezza, quelli natalizi  salivano verso l’alto ed erano particolarmente aromatici, saporiti, sostanziosi. Offerti in chiesa o in famiglia, venivano preparati con cura: sull’impasto, la donna di casa tracciava spesso, con l’anello nuziale, due solchi a mo’ di croce, sia in segno di devozione che per favorirne la lievitazione.

 

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