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Giovedì grasso, tempo di Carnevale… Una breve digressione nella Firenze rinascimentale ci dà i sapori degli antichi dolcetti di Carnevale.

“Non bisogna insegnar come si fanno,
ch’è tempo perso, e ’l tempo è pur gran danno;
5e chi lo perde, come molte fanno,
convien che facci poi de’ pentolini.

Berricuocoli, donne, e confortini!
se ne volete, i nostri son de’ fini….”

“Canzona de’ confortini”, Lorenzo de’Medici, “Canti carnascialeschi”

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Oggi il termine “confortini” si riferisce a biscotti simili alle lingue di gatto, diffusi nell’Italia settentrionale e soprattutto in Piemonte, ma nel Rinascimento  identificava dei dolcetti tipici del Carnevale fiorentino. Una ricetta cinquecentesca di “confortini” si trova in una raccolta di ricette manoscritte del Cinquecento, posseduta da Giuseppe Lando Passerini e pubblicata a Firenze il 7 giugno 1899: “A far il confortino piglia del melle, ponilo a bolire e poi  piglia de le amandole e pistale e bogli con il melle, e poi cava ditta confetione, ponili sopra cialde e ne farai fugase e lassale posare a l’ombra. Sarano bonissime”.

A Firenze e nei comuni vicini il Giovedì grasso si celebrava la festa del Berlingaccio, già documentata nel 1416. Vi si riferivano anche una maschera con lo stesso nome e un verbo, “berlingare“, citato dai poeti cinquecenteschi con il significato di “spassarsela a tavola”. Il dolce tipico di questa festa era il “berlingozzo“, dalla classica forma a ciambella, fatto con farina, uova, zucchero, lievito, burro e un po’ di latte.

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