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“Zucchero, acquarosa, limone e acqua frescha colati in tela biancha: e questa è bevanda di Turchi la state”
(Codice Atlantico, fol.482r.)

Questa è l’unica notizia (documentata!) di uno specifico interesse gastronomico di Leonardo da Vinci: un’interpretazione “turca” e molto semplice dell’acqua di rose, sotto forma di bevanda, probabilmente scritta attorno al 1517, quando l’autore si trovava in Francia.

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Leonardo passò circa vent’anni alla corte sforzesca, dove presumibilmente ricoprì, tra le altre, anche la carica di Maestro cerimoniere. Visse quindi la realtà dei banchetti, sia occupandosene concretamente con l’ideazione di macchine per i “servizi di cucina”, sia con la sua inventiva, tramite la creazione delle scenografie che accompagnavano i conviti. Leonardo scriveva per esempio che, prima di cena, era necessario rinfrescarsi le mani: “To’ [prendi] buona acqua rosa e mòllatene ne le mani; di poi togli del fiore di spigo e fregatelo fra l’una mano e l’altra, ed è buono” (Codice Atlantico, fol.807r, Biblioteca Ambrosiana).
Per quanto siano state avanzate di recente, sulla base di un codice dalla dubbia autenticità, ipotesi su un Leonardo gastronomo e gestore di osterie fiorentine, nelle circa 13.000 pagine, tra codici e manoscritti, che il genio di Vinci ci ha lasciato, non ci sono altre ricette di cucina.

(Codice Atlantico, fol.482r, Biblioteca Ambrosiana di Milano)

È ordinabile online ai link seguenti “La cucina medievale: umori, spezie e miscugli” di Laura Malinverni, edito per Italia Medievale, con annotazioni, ricette, curiosità e cronache di banchetti del Medio Evo, in particolare del Trecento.

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