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I famosi “pasteri” o “pastelli” erano una sorta di torta salata ripiena di carne. Geniale invenzione del Medio Evo, il “pastello” si componeva, come suggerisce il termine, di un “recipiente” di pasta, passato al forno o fra “testi” roventi, di pietra o di coccio, al duplice scopo di contenere e cuocere un sostanzioso ripieno di carne. I “pastelli” si prestavano in particolar modo, nei grandi banchetti, a contenere altri animali, che potevano essere sia cotti, da consumare con la pasta della torta salata, sia vivi, da liberare una volta in tavola per la meraviglia dei commensali!

BANCHETTO CARNE

“In prima togli carne magra quella quantità che ti piace et battila bene minuta col coltello; et togli de bon grasso de vitello et mischialo bene con la dicta carne, giongendovi de bone spetie secundo il communo gusto o secundo il gusto del patrone. Dapoi fa’ le tue croste de pasta secundo l’usanza di pastelli et ponilo accocere nel forno. Et come siano cotti togli due rossi d’ova, de bono agresto, un pocho di brodo grasso, et un pocho di zafarano *, et batti bene queste cose inseme, et ponele nel pastello. Et se tu non sapessi fare le croste cocelo ne la padella come se fanno le torte. Et nel dicto pastello si pò mettere uno o doi pollastri overo pippioni **, o capponi, o qualunque altro ucello integro, o tagliato”.

(Maestro Martino)

*   zafarano: zafferano

** pippioni: piccioni

Per notizie sul periodo e su alcuni personaggi sito de La tigre e l’ermellino

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