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Per questa ricetta dimagrante, Caterina Sforza ricorre alla leggendaria “Teriaca” o “Triaca”, magica pozione anti-veleno di carne di vipera e segrete erbe, nel filone della plurisecolare ricerca dell’elisir di lunga vita…

“… Piglia triaca fina destemperata cum vino, confetionata cum zucaro rosato, che sia bollita et piglia in doi o tre mattine mezo bicchiero per volta…”

ERBE SAN GIOVANNI COLLAGE 2

La “Teriaca” o “Triaca” (il cui nome deriva dal vocabolo greco “therion”, usato per indicare la vipera o gli altri animali velenosi in genere), era costituita essenzialmente da carne di vipera e in origine usata per combattere i veleni: si fa infatti risalire a Mitridate, re del Ponto, il quale ne faceva uso quotidiano per scongiurare gli avvelenamenti. In seguito, entrò nel filone della ricerca plurisecolare dell’elisir di lunga vita, una leggendaria pozione capace di dare immortalità su cui vertevano gli studi degli alchimisti, diventando rimedio principale per un’infinità di malattie: dall’angina ai morsi delle vipere e dei cani, dalle coliche addominali alle febbri maligne, dall’emicrania all’insonnia, dall’ipoacusia alla tosse. Frenava la pazzia, risvegliava gli appetiti sessuali, era un ricostituente e una prevenzione per la lebbra e la peste.

Si conservava per un tempo lunghissimo e il mese più adatto per prepararla era maggio, poiché alcuni componenti raggiungevano solo in quel periodo il perfetto stato di impiego ed gli influssi astrali erano congeniali al rimedio (Sole nel segno del Toro, opposto allo Scorpione=veleno).

Oltre alla carne di vipera,  un altro componente fondamentale della pozione era l’oppio. Ad essi si aggiungevano il benzoino, la mirra , la cannella, il croco, il solfato di ferro, la radice di genziana, il mastice, la gomma arabica, il fungo del larice, l’incenso, il castoro, il rabarbaro, la calcite, la trementina, la valeriana…

Per notizie sul periodo e su alcuni personaggi sito de La tigre e l’ermellino

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