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Il 27 settembre 1475, durante il soggiorno del duca Galeazzo Maria nel castello di Villanova, alcuni sacchi di riso vennero mandati in dono a Ferrara sotto scorta. Galeazzo Maria scrisse una lettera a Niccolò de Roberti, ambasciatore estense a Milano, per comunicare che aderiva alla richiesta di riso fattagli da Ercole d’Este per iniziare la coltivazione del cereale nel ferrarese. Il riso era giunto a Milano, con ogni probabilità, dalla corte di Napoli: nel Regno la sua coltura sarebbe stata introdotta, ad opera degli Aragonesi, già dal primo Quattrocento.

A quel tempo, nel Milanese, l’esportazione del riso era severamente vietata, e lo sarebbe poi stata ancora per un ventennio, come si addice alle merci preziose. Ma per inviare il riso a Ferrara, il duca di Milano impartì l’ordine a tutti gli ufficiali del ducato sforzesco di non applicare nessun dazio.

VITA QUOTIDIANA MIETITURA RISO TAC SAN MS 1763 FOL 48 BNF PARIS GIOV DE GRASSI VISOCNTI FINE XIV SEC

Se questa quantità di riso spedita da Villanova arrivò a destinazione, è evidente che la coltivazione nel ferrarese iniziò nella primavera del 1476, a causa dei tempi connessi ai naturali cicli di coltivazione: sulla base delle missive conservate, tuttavia, non è possibile stabilire se il riso arrivò effettivamente e se gli Estensi iniziarono stabilmente la sua coltivazione.

Nel 1468, a Pisa, si ha notizia del primo tentativo di organizzare stabilmente una risaia a opera di Leonardo Colto de’ Colti, il quale presentò regolare domanda di licenza per assicurarsi l’uso delle acque necessarie per irrigare le risaie.

Anche i Gonzaga, a Mantova, in quegli stessi anni cercavano di introdurre la coltivazione del riso, probabilmente per impulso o emulazione del duca di Milano, visto che la prima testimonianza è proprio una lettera del 21 marzo 1476 dell’oratore a Milano Zaccaria Saggi, che parla di un moggio di riso (a Milano corrispondeva a circa 225 litri) inviato al marchese Ludovico Gonzaga.

Un altro documento, conservato all’Archivio di Stato di Mantova e datato 2 ottobre 1478,  conferma che la coltivazione, almeno nel mantovano, era effettivamente cominciata: il priore del convento di San Vito nel borgo di San Giorgio scrive al marchese di Mantova che “Vostra Signoria ha grandissima quantità de risi nati sul mantovano” e ne chiede un po’ come elemosina per il convento, assieme a mandorle, che venivano spesso consumate come sostitutivo della carne e del cibo “grasso” nei periodi di magro.

Bibliografia

G.Pasotto, Il riso ad Ostiglia, Ostiglia 1996

E.Motta, Per la storia della coltura del riso in Lombardia, in Giornale della Società Storica Lombarda, serie 4, 4 Anno 1905, 8, p. 395

E.Bottura, Il riso nella politica annonaria dei Gonzaga in Civiltà Mantovana, Rivista semestrale, n.133, Anno XLVII, primavera 2012

 

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