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Quando si cominciò a chiamare “panettone” il pane milanese di Natale?

Probabilmente il nome si andò affermando via via che il pane natalizio si arricchiva di ingredienti. La più antica citazione del vocabolo “panettone milanese” risale al 1606, nella prima edizione  del Varon Milanes de la lengua de Milan di Giovanni Giacomo Como che, tra le voci proposte, annovera quella del panaton de danedà: «pangrosso qual si suole fare il giorno di Natale, per metafora un inetto infingardo, da poco». Il pane di Natale era quindi già tradizionalmente detto “panaton”: ed era “pangrosso da poco”, nel senso che era un dono alla portata di tutti. Con il tempo, il pane di frumento natalizio si arricchì e nel 1839, nel dizionario Milanese-Italiano del Cherubini, alla voce “panatton o panatton de Natal troviamo: «Sp[ecie] di pane di frumento addobbato con burro, uova, zucchero e uva passerina (ughett) o sultana».Il panettone cominciava quindi a diventare un prodotto di pasticceria, ricco e raffinato, ma mancavano ancora i canditi e il lievito. Un’illustrazione successiva al 1848 di Fiquelmont, mostra un ufficiale austriaco che reca secondo la didascalia due “panatoni sotto le braccia, e questi appaiono piatti quasi come focacce.

LA VIGILIA DI NATALE ACQUARELLO CARL LARSSON

La prima ricetta che parla espressamente di lievito (lievito madre) è quella della “Pasta per far panatoni” tramandata da Gian Felice Luraschi nel suo Nuovo cuoco milanese economico del 1853. A completare l’opera si cimentò nel Novecento Angelo Motta, il fondatore della omonima ditta dolciaria milanese, che non solo avviò la produzione industriale del panettone lievitato come lo conosciamo oggi (1919), ma gli diede anche la forma moderna, fasciando l’impasto con carta sottile, in modo da farlo lievitare verticalmente.

CIOCCO PANETTONE 2

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