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La bella e chiacchieratissima Lucrezia Borgia, figlia di Papa Alessandro VI e sorella del condottiero Cesare Borgia, detto il Valentino, nel 1502 attraversò la penisola da Roma a Ferrara per andare sposa al duca Alfonso I d’Este. Per lui si trattava del secondo matrimonio, per lei del terzo. In soli trentanove anni di vita, Lucrezia ebbe tre mariti, qualche amante, otto figli legittimi, uno fuori dal matrimonio, un governatorato, un ducato: e alimentò tante leggende. Si sussurrava che avesse un anello (o una spilla) contenente del veleno di sua invenzione, a base di viscere di maiale e arsenico o, secondo altri, di olio di mandorle amare e arsenico. E ancora che nei suoi banchetti impiegasse funghi epatotossici, che uccidevano a distanza di tempo i suoi invitati, così da non destare sospetto. Di tutto questo, però, nei documenti dell’epoca, e soprattutto nei pur pettegoli carteggi degli ambasciatori, non si trova traccia. Anzi, Lucrezia viene sempre descritta come Madonna decorosissima. Negli ultimi anni della sua vita, divenne persino terziaria francescana e pare indossasse il cilicio per penitenza.

TAGLIATELLE LUCREZIA BORGIA

Lucrezia sarebbe stata l’ispiratrice  delle “tagliatelle”, ideate appunto in occasione del suo terzo matrimonio, quello estense, per celebrare i suoi capelli di colore biondo scuro, lunghi ed inanellati (probabilmente tinti),  tra i quali la donna era solita intrecciare perle, gemme o fiori. All’epoca i capelli chiari erano di gran moda e pare che quelli di Lucrezia fossero particolarmente ammirati, se anni dopo Pietro Bembo ne conservava addirittura un ricciolo tra le sue carte! Nel viaggio che la donna fece verso Ferrara, i pettegoli notarono che ogni otto giorni la futura duchessa ordinava a tutta la comitiva di fermarsi e procedeva alla complicata operazione della tintura, realizzata attraverso cenere di legno, foglie di noce e paglia d’orzo.

CUCINA TACUINUM SANITATIS VITA QUOTIDANA PASTA

Secondo una versione del tempo, fu il signore di Bologna,  Giovanni II di Bentivoglio, a chiedere al suo cuoco personale, Mastro Zefirano, di organizzare una cena maestosa in onore di Lucrezia Borgia, che avrebbe fatto tappa nella sua città durante il viaggio nuziale da Roma a Ferrara. Il cuoco concepì un banchetto memorabile, in cui presentò un nuovo tipo di pasta, bionda e inanellata, ricavata “tagliando” (da cui il termine “tagliatelle”)  le tradizionali lasagne e dando ad esse la forma di lunghe strisce dorate.

PANE FERRARESE

A Ferrara fu invece Cristoforo da Messisbugo in persona a creare per Lucrezia, qualche anno più tardi, le “coppiette di pane” fatte a piccole trecce,  note oggi come “pane ferrarese”,  che celebravano sempre la foggia dei suoi  capelli biondi. C’è anche chi ha avanzato la suggestiva ipotesi che le “coppiette”, composte di quattro piccole corna di pane intrecciate presentato dai cuochi della corte ferrarese per il banchetto carnevalesco del 1507, simboleggiassero in realtà le relazioni “pericolose” intercorse tra Lucrezia e Francesco Gonzaga, marito di Isabella d’Este, da molti additato come il suo amante segreto.

Ricetta delle tagliatelle

“Si impastino 2 libbre di fior di farina con tre uova e acqua tiepida e si mescolino bene sopra una tavola per lo spazio di un quarto d’ora e dapoi si stendano sottilmente con il bastone, e si lascino alquanto rasciugare la sfoglia e si taglino con lo sperone gli orli troppo grossi… e quando tutto sarà asciutto ma non troppo che altrimenti creperebbe si spolverizzi con fior di farina  e si tagli a strisce con un coltello largo e sottile… Asciutte che siano se ne facciano menestre con brodo grasso di carne , o con latte e burro, e cotte si servano calde con cacio, zucchero e cannella”.

(la versione è quella di Bartolomeo Scappi, cuoco pontificio vissuto nel Cinquecento, autore del più famoso ricettario del XVI secolo).

Per notizie sul periodo e su alcuni personaggi sito de La tigre e l’ermellino

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